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Razionale

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Il tema del II Forum del Gran Sasso, “La prevenzione, via per un nuovo sviluppo”, pone le basi per il rilancio della cooperazione.

Infatti la cooperazione si è fermata alla sola dimensione assistenzialistica perdendo lungo la strada la sua dinamica specifica che è quella di generare e sostenere una nuova progettualità sociale, sollecitata dal cambiamento d’epoca, capace di promuovere lo sviluppo.

In una visione realistica della storia e della società del cambiamento d’epoca la prevenzione non è sinonimo di “controllo”, ma è capacità di guardare oltre ciò che accade o è accaduto. Senza la cultura della prevenzione non ci può essere progettualità sociale ma solo controllo sociale: controllo delle nascite, dei cervelli, dei flussi migratori, dell’ambiente…. Tutto deve essere controllato, perché tutto deve essere programmato.

Controllare il sociale è stata la grande tentazione delle ideologie che hanno dominato il ‘900 e di cui oggi ne subiamo le conseguenze. Con la loro crisi sono rimasti i problemi per la cui soluzione non c’è bisogno di controllo ma di progettualità sociale. Di qui la crisi della cooperazione!

Se ritorniamo con la nostra memoria alla prima parabola, quella delle vergini stolte e delle vergini sagge,  del capitolo 25 di Matteo, cui fa riferimento il primo verbo del trittico, prevenire, investire, costruire, non è difficile scoprire che le vergini stolte pensassero che prevenire significasse essere controllate e quindi di dover consumare tutto e subito. Erano stolte perché avevano della prevenzione un concetto sbagliato.

Anche nella cultura contemporanea si è sviluppato, in sostituzione delle ideologie astratte e anti-storiche del ‘900,  un’idea negativa di prevenzione. Consumare tutto e subito per non essere controllati o non aver bisogno di essere controllati.

Ma in tal modo non c’è progettualità sociale e quindi sviluppo. Le vergini stolte perdono il senso del tempo e dello spazio. Le vergini sagge, con la prevenzione, avevano conservato l’olio, avevano la possibilità di partecipare agli avvenimenti della storia.

La progettualità sociale necessita di conoscenza e di capacità organizzativa favorendo il coinvolgimento e la partecipazione di tutti.  È il contrario dell’assistenzialismo.

I popoli, nel cambiamento d’epoca, rischiano di non essere più capaci di progettualità sociale se dovesse proseguire l’abbandono della cultura della prevenzione, via per il rilancio della stessa capacità di sviluppo.

La cooperazione si è limitata ad affrontare i limiti della prevenzione intesa come controllo, ma non ha promosso la cultura della prevenzione come sostegno e promozione della ricchezza culturale e sociale dei popoli.

Di qui la sua crisi.

La cooperazione non può e non deve essere sinonimo di assistenzialismo, sia pure di natura caritativa, ma di sviluppo, inteso come capacità di far crescere e maturare tutte le potenzialità proprie di un popolo per la crescita dei suoi membri, nel rispetto delle proprie dinamiche sociali e culturali.

Una cooperazione che non favorisse tale sviluppo rischia di cadere nella cultura del controllo dando l’illusione dell’integrazione, ma in realtà strumentalizza la crisi di un popolo abbandonandolo al potere di controllo di realtà internazionali.

Riflettere sulla prevenzione significa per la cooperazione impegnarsi nel favorire un nuovo dialogo tra le istituzioni, a cominciare dall’Università, mettendo in atto forme di collaborazione per la crescita di operatori, nei diversi campi della società,  capaci di rinsaldare la fiducia nella possibilità di costruire un nuovo sviluppo nel proprio Paese, confidando nelle capacità dei suoi membri e nelle potenzialità della globalizzazione che non assorbe, ma promuove lo sviluppo dei popoli.

Prevenire non è controllare, ma promuovere sviluppo!

Il cambiamento d’epoca deve essere ancora servito e la via prioritaria è quella della prevenzione!

La prevenzione è il nome nuovo della cooperazione e quindi della pace!!

+ Lorenzo Leuzzi

Vescovo di Teramo-Atri